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TI PARLO IN SILENZIO

Da una settimana è nata la mia seconda figlia e mi si è rinnovato un pensiero: “Come e cosa le comunico ora che non parla?”. Alla stessa stregua ho pensato potesse essere utile scrivere qualche riflessione in cui ripasso i motivi per cui la comunicazione non-verbale è molto importante, soprattutto nel primo anno di vita degli esseri umani*.

Mia figlia non ci vede chiaramente e non ci vedrà distintamente fino a circa 2-3 mesi, momento in cui inizia ad assorbire il “concetto” dell’altro separato da sé. Motivo per cui inizierà a vedere bene soprattutto tutto quello che è a distanza ravvicinata quindi in primis la madre che lo allatta… (circa 25 cm)

Quando un bambino è appena nato infatti non ha il riflesso della chiusura degli occhi quando un oggetto è in avvicinamento (provatelo avvicinate una mano “velocemente” agli occhi: non li chiuderà…) mentre, siccome vede le luci, se accendete una luce forte ecco che chiuderà gli occhi. Inoltre se gli toccate la punta del naso chiuderà gli occhi. Questo a dimostrare che non vede e/o non è predisposto alla visione ravvicinata per i primi giorni ma questa si affinerà nelle settimane a venire.

Ma allora NON parla e NON vede, cosa gli comunico? Se schioccate le dita vicino all’orecchio destro il bambino si girerà verso destra quindi ci sente bene. Ovvio le informazioni non verranno analizzate come da un orecchio esperto ma ci sente bene. Inoltre vi rimane un altro enorme cancello tramite cui comunicare: il tatto. Tramite questo potrete iniziare a trasmettere stimoli e andrete a strutturare il senso e il significato della realtà che lo circonda. Un bambino appena nato ha bisogno di CON-TATTO, di calore. La sua matrice è predisposta a fare veloci “considerazioni” sul fatto che se sente calore e contatto qualcuno si sta prendendo cura di lui e inizia a strutturarsi “un’idea” sul mondo che lo circonda. Un altro senso molto sviluppato (il primo fino dall’età embrionale) è l’olfatto, quindi  avvicinarlo a voi (madri e anche padri) gli permetterà di costruire una carta d’identità della madre e del padre. Suoni appropriati, voci familiari, luci variegate stanno definendo in che realtà è “atterrato”. Se ci pensate basterebbero questi fattori perché un bravo investigatore possa riconoscere in che ambiente ci troviamo, senza bisogno di leggere o sentire alcuna parola.

*La comunicazione non verbale in realtà rimane fondamentale a tutte le età ma nei confronti di un neonato è l’unica…

Dott.Edoardo Savoldi (Psicologo e Psicoterapeuta)

Via Pallavicino 37, Codogno

info@edoardosavoldi.it

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