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Solo quando abbiamo imparato a piangere capiamo il dramma che affligge tanti bambini

Papa Francesco straccia il discorso preparato e parla a fiume davanti ad una bambina di Manila, che scoppia in lacrime domandandogli perché i piccoli soffrono.

Ai ragazzi dice: non siate <<giovani museo>> pieni di informazioni, ma siate saggi imparando ad amare e a lasciarvi amare.

Diventa difficile rispondere con frasi fatte davanti alla domanda di Glyzelle Palomar, 12 anni, che al Papa ha chiesto:<<Ci sono tanti bambini rifiutati dai loro stessi genitori, ce ne sono tanti che diventano vittime, molte cose terribili accadono loro, come la droga o la prostituzione. Perché Dio permette che accadano queste cose, anche se non è colpa dei bambini? E perché ci sono cosi poche persone che ci aiutano?>>.

Lei stessa ha cominciato a piangere pronunciando la domanda, facendo commuovere Francesco, che preso da una forte emozione ha abbracciato la piccola.

<<Oggi ho ascoltato l’unica domanda che non ha risposta – ha detto il Papa improvvisando in spagnolo – non le sono bastate le parole, ha avuto bisogno delle lacrime. Al nucleo della tua domanda non c’è risposta: solo quando siamo capaci di piangere sulle cose che hai detto siamo capaci di rispondere a questa domanda: perché i bambini soffrono?>>

<<Quando il cuore è capace di piangere possiamo capire qualcosa. Esiste una compassione mondana che non è utile per niente. Una compassione che è poco più che mettere la mano in borsa e tirare fuori una moneta. Se Cristo avesse avuto questa compassione avrebbe aiutato tre o quattro persone e poi sarebbe tornato al Padre. Solo quando Cristo è stato capace di piangere ha capito il nostro dramma. Cari giovani al mondo di oggi manca la capacità di piangere. Piangono gli emarginati, quelli che sono stati lasciati in disparte, piangono i disprezzati, però non capiamo molto su quelle persone che non hanno la necessità di piangere. Solo certe realtà della vita si vedono con gli occhi resi limpidi dalle lacrime. Chiedo che ciascuno si domandi: ho imparato a piangere? Ho imparato a piangere quando vedo un bambino che ha fame, drogato, senza casa, abusato, usato come schiavo…».

«Impariamo a piangere come lei (Glyzelle) ci ha insegnato oggi. Non dimentichiamo queste domande: la grande domanda su perché i bambini soffrono l’ha fatta piangendo e la grande risposta si apprende piangendo. Gesù nel Vangelo pianse per l’amico morto, pianse nel cuore per la famiglia che aveva perduto sua figlia, pianse quando vide la povera vedova che seppelliva il suo figlio, fu commosso fino alle lacrime quando vide la moltitudine senza pastore. Chi non sa piangere non è un buon cristiano. Questa è la sfida: quando poniamo la domanda sul perché soffrono i bambini, perché accadono queste tragedie nella vita, la nostra risposta sia o il silenzio o la parola che nasce dalle lacrime. Siate coraggiosi non abbiate paura di piangere!».

Leandro, studente universitario, quanto influisce il mondo del web nei giovani?

«Il mondo del’informazione non è cattivo: ma qualche volta non è un mondo che ci aiuta. Corriamo il pericolo di vivere accumulando informazioni. Abbiamo così tanta informazione ma non sappiamo cosa farcene. Corriamo il rischio di convertire i nostri giovani in musei: hanno tutto ma non sanno che farsene. Non abbiamo bisogno di “giovani museo”, ma di giovani sapienti».

«Qual è la materia più importante che dobbiamo apprendere all’università e nella vita: imparare ad amare. È quello che conta: non solo accumulare informazioni, solo attraverso l’amore questa informazione diventa feconda. Per questo il Vangelo ci propone un cammino sereno, tranquillo, usando tre linguaggi: il linguaggio della mente, del cuore, delle mani, cioè quello che pensate e sentite, realizzatelo. Pensare quello che si sente e quello che si fa, sentire ciò che penso e ciò che faccio. Pensare, sentire e fare. E farlo armoniosamente».

«Il vero amore è amare ed essere amato. Permettiamo di essere amati. La cosa più importante è lasciarsi amare da Dio. Aprirsi all’amore di Dio che ci provoca una sorpresa. Se uno raccoglie solo informazioni, si chiude alla sorpresa. L’amore apre alla sorpresa perché suppone un dialogo tra due. Il Dio della sorpresa sempre ci sorprende. Non dobbiamo avere la psicologia del computer che pretende di sapere tutto. Nel computer ci sono tutte le risposte e nessuna sorpresa».

Infine, Francesco ha invitato ad aumentare la rappresentanza delle ragazze nelle testimonianze dei giovani.«Le donne hanno molto da dire alla nostra società. Qualche volta siamo “machisti” e non lasciamo spazio alle donne. Ma la donna è capace di vedere le cose con occhi diversi dagli uomini. Sa fare domande che gli uomini non sono capaci di capire… Quando verrà il prossimo Papa a Manila, che ci siano più donne a portare la testimonianza».

Nonostante la pioggia una folla immensa ha accompagnato il Papa per le strade di Manila.

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