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Relazione di coppia con l’arrivo di un figlio, vita sessuale,maternità e paternità

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Molto spesso nel discorso comune si pensa che, per la donna, la femminilità trovi la sua massima espressione nella maternità. Questa convinzione è alla base di tutta una serie di problematiche che spesso i neogenitori si trovano ad affrontare, sia nella relazione con il proprio bambino, sia nella relazione tra i due partner stessi.

Tale convinzione è radicata in entrambi i sessi, infatti, succede che alcune donne, nel momento in cui iniziano una gravidanza, rifiutino categoricamente l’attività sessuale con il partner, altre vivono un calo del desiderio che se subito dopo il parto può essere legato a fattori ormonali, se si protrae nel tempo risente di un vissuto di incompatibilità tra sessualità e maternità.

La stessa convinzione, però, come già detto si ritrova anche in alcuni uomini i quali, nel momento in cui la propria compagna diviene “madre” non riescono più a considerarla “donna”, a considerarla “oggetto di desiderio” ed anche per loro può subentrare un calo libidico.

Ciò comporta non poche difficoltà poiché viene meno la dimensione di coppia, la relazione speciale ed esclusiva tra un uomo ed una donna; i genitori si ritrovano solo in una dimensione familiare, al cui centro c’è il bambino e la relazione tra di loro è una relazione in quanto “genitori di…”.

Diceva il famoso psicoanalista francese Jacques Lacan “un padre ha diritto all’amore e al rispetto dei proprio figlio solo se fa della sua donna l’oggetto causa del suo desiderio”. In parole semplici, il bambino non percepisce soltanto l’amore che i genitori hanno per lui, ma ciò che per lui conta ed ha una funzione importante nella sua crescita è l’amore che egli percepisce tra mamma e papà, è la convinzione di essere nato in una relazione di desiderio, desiderio che egli venga al mondo, desiderio di diventare madre e padre, ma anche desiderio di coppia, desiderio tra un uomo e una donna.

Purtroppo spesso assistiamo nel nostro lavoro a situazioni in cui una mamma perde qualunque interesse per il suo compagno, essendo concentrata solo sulla cura e sull’accudimento del bambino e a papà che invece di “recriminare” un po’ di attenzioni anche per loro, invece di svolgere la funzione alla quale sono deputati, la funzione paterna, si allontanano sempre di più, con tutto ciò che questo comporta relativamente alle crisi di coppia che si verificano dopo la nascita di un figlio.

La funzione paterna è quella funzione che un uomo assume su di sé nel momento in cui nasce suo figlio; prima ancora che una funzione educativa è una funzione normativa, è cioè una funzione che ha a che fare con la legge. Un padre deve introdurre delle norme, delle regole e la prima serve a regolare la madre rispetto al figlio, a introdursi in quanto elemento terzo nella relazione tra madre e bambino, relazione che spesso, in assenza di questa funzione può divenire simbiotica, fusionale, causando non pochi problemi per un sano sviluppo del bimbo. Basti pensare alla diffusa apprensione, all’ansia delle madri che talvolta, nei casi più gravi, arriva ad impedire al bambino la sperimentazione delle prime e fondamentali esperienze di vita; non di rado mi è capitato di incontrare madri che hanno alimentato il proprio bambino con cibi semiliquidi fino all’inserimento alla scuola materna per timore che soffocasse, o madri che tengono i figli in casa per timore della febbre o dell’influenza privandoli della possibilità di andare al parco a giocare, di prendere contatto con altri bambini, etc. La funzione paterna serve anche a questo: ad arginare l’ansia materna, a porre un limite e a fornire al bambino più spazio di sperimentazione.

Ma ciò è possibile quando il padre non molla circa il suo desiderio nei confronti della sua donna e le dice: “guarda che ci sono anche io, che io sono il tuo uomo e tu sei la mia donna, indipendentemente dal fatto che adesso siamo genitori del nostro meraviglioso bambino”.

Dunque essere dei genitori attenti al proprio bambino, dei genitori che riescano a garantire un sereno ed armonico sviluppo al proprio figlio non significa essere sempre presenti con lui, ma significa anche riuscire a ritagliarsi uno spazio solo per la coppia, in cui essere un uomo ed una donna, che si vogliono, che si desiderano e che sanno stare bene insieme anche senza la presenza del loro bambino. Questo spesso viene vissuto con sensi di colpa da parte dei genitori che pensano di star togliendo qualcosa al piccolo, ma invece non sanno che quello che gli fanno è un dono, il dono di avere due genitori tra i quali circola l’amore e il desiderio.

Dott.ssa Roberta La Barbera

Psicologa e Psicoterapeuta

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