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Quando il figlio non arriva

L’infertilità si definisce come l’incapacità di concepire un figlio dopo un certo periodo di rapporti sessuali non protetti, cioè senza usare anticoncezionali. Di quanto tempo si tratta? Gran parte dei ginecologi ritiene che debba passare almeno un anno di rapporti non protetti prima di iniziare a parlare d’infertilità, ma non c’è una risposta valida in tutti i casi. Molto dipende, infatti, dall’età della coppia e soprattutto della donna.

Sia nell’uomo sia nella donna la fertilità raggiunge l’apice tra i 20 e i 25 anni ma dopo questa età le cose procedono diversamente per i due sessi. La fertilità maschile è più stabile e tende a conservarsi col passare del tempo: un uomo di 70 anni può essere ancora fertile e concepire un figlio. Invece nella donna la fertilità resta stabile fino ai 30 anni ma dopo questa età inizia a diminuire, con un primo netto calo sopra i 35 anni e un calo rilevante dopo i 40. L’età media della menopausa sono i 51 anni ma già sopra i 44-45 anni le probabilità di avere un figlio sono molto basse, per non dire nulle; esistono naturalmente delle eccezioni ma sono casi rarissimi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che l’infertilità colpisce circa 80 milioni di persone nel mondo e che almeno una coppia su dieci (cioè il 10% delle coppie) soffre d’infertilità primaria o secondaria. Molti ritengono però che l’incidenza dell’infertilità sia maggiore, soprattutto nel mondo industrializzato e che riguardi il 20% delle coppie.

In Italia si calcola che circa il 15% delle coppie che cercano un figlio non riesca ad averne. In base a questi dati si ritiene che ogni anno 50.000-60.000 nuove coppie si aggiungano al piccolo esercito delle coppie infertili già esistenti.

L’infertilità è in aumento?

Non esistono dati affidabili su quest’argomento ma tutti i ricercatori ritengono che l’infertilità sia in netto aumento nel mondo e in particolare nei paesi industrializzati.

I motivi di questa tendenza sono vari. Per quanto riguarda le donne incide sicuramente il fatto di rimandare la ricerca di un figlio a un’età avanzata (almeno dal punto di vista riproduttivo!), cioè dopo i 35 anni, quando le probabilità di concepire sono diminuite. Questo però non significa che l’età sia l’unica causa d’infertilità: si possono avere le tube chiuse anche a 20 anni, purtroppo.

L’infertilità è una condizione psicologicamente molto difficile. Scoprire di avere un problema riproduttivo è un’esperienza drammatica e talvolta devastante: sensi di colpa, vergogna, difficoltà di comunicare agli altri (anche ai familiari e agli amici cari) il proprio problema, senso di solitudine, frustrazione… Chi sta vivendo o ha vissuto il problema dell’infertilità sa di cosa stiamo parlando.

Dopo una diagnosi d’infertilità, spesso l’uomo si sente inadeguato, perché associa l’infertilità alla sfera sessuale, nonostante non ci sia alcuna correlazione tra i due aspetti. “Io non sono in grado di darti quest’obiettivo”, è questo il pensiero più frequente degli uomini.

Perplessità

La donna invece percepisce con negatività e ansia il trattamento di fecondazione assistita. Sarà lei, infatti, a dover subire i trattamenti più invasivi. Entra in gioco anche un senso d’invidia nei confronti di chi ha già avuto un figlio senza problemi e non ha dovuto affrontare tutto quello che sta passando lei per averlo.

donna

La coppia scoprendosi sterile può mettere in atto meccanismi difensivi di negazione e rifiuto, caratterizzati da una ricerca compulsiva di procedure mediche che attestino un errore della diagnosi effettuata e nel frattempo possono compiere cambiamenti nella loro vita sessuale. Il soggetto sterile può nutrire sentimenti di colpa verso il proprio partner, avvertendo una profonda responsabilità talvolta accompagnata da veri e propri atteggiamenti ostili e colpevolizzanti da parte del proprio partner; componendo un profondo conflitto all’interno della coppia.

Conflitto contrassegnato da ricatti, sentimenti d’inadeguatezza, di vergogna, di odio e di rabbia, i quali a volte sono talmente profondi che possono portare alla rottura della coppia stessa. Pertanto si può osservare la sterilità come una disfunzione che va osservata anche in tutte quelle componenti sociali, relazionali, sessuali e intrapsichiche e non solo considerata in chiave biologica.

Qualunque sia il vostro problema riproduttivo, non vergognatevi di voi stessi, non colpevolizzatevi, non attribuitevi la responsabilità della vostra infertilità, non pensate che essere infertili vi renda persone peggiori. Non siete “persone strane”, siete persone normali alle quali è capitato di soffrire di una malattia chiamata infertilità, che è una malattia come tante altre.

Soprattutto ricordate sempre che non siete soli: purtroppo il mondo è pieno di persone infertili, e probabilmente anche tra i vostri amici e conoscenti c’è chi ha vissuto o sta vivendo questo problema…

DOTT.SSA MARIA LETIZIA ROTOLO

PSICOTERAPEUTA SESSUOLOGA

VIA B. CELLINI 18 BOLOGNA

marialetizia.rotolo@hotmail.it

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