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Nozioni di Programmazione Neurolinguistica applicate al processo di aiuto in Servizio Sociale

L’espressione Programmazione Neuro Linguistica si riferisce ai processi inconsci che impieghiamo per attuare un certo comportamento e i relativi risultati.

Programmazione indica il modo in cui di solito pensiamo o ci comportiamo. Proprio come un computer, ognuno di noi utilizza programmi specifici  per originare il comportamento. I programmi consistono in una serie di passi che producono automaticamente determinati risultati in circostanze diverse. La PNL può svelare i programmi che state utilizzando e i risultati che questi producono. Vi fornisce anche gli strumenti per cambiare i vostri programmi e quelle altrui, per ottenere i risultati che desiderate. Neuro si riferisce al sistema nervoso. La nostra esperienza del mondo giunge al cervello passando attraverso il sistema nervoso e i cinque sensi. Uno dei primi  processi di cui si occupa la PNL è il modello in cui elaboriamo l’esperienza sensoriale e la traduciamo in pensieri consci e inconsci. Linguistica si riferisce al linguaggio, e in particolare al modo in cui lo usiamo per dare significato all’esperienza. Comunichiamo i nostri pensieri consci e inconsci in modo verbale e non verbale”(Vallardi, 2008).

Per le sue finalità la programmazione neurolinguistica può essere tenuta presente e di ausilio al modello del Problem-Solving nel processo di aiuto.

“Il Problem-Solving è un modello di risoluzione dei problemi, un metodo preciso per affrontare le difficoltà, un modello fornisce delle indicazioni generali, segnalando i passi o le azioni che sempre vanno messe in atto quando si intende raggiungere uno scopo, qualunque esso sia”(Raineri 2007).

 

 

  • Analizziamo di seguito alcuni punti in comune tra la PNL e il modello del Problem Solving:

 

PROBLEM SOLVING PNL
FOCUS  SOLUZIONE DEL PROBLEMA Il metodo operativo si concentra sulla comprensione del problema, e la decisione condivisa dal cliente di intraprendere azioni che ne modifichino positivamente le risposte comportamentali. La PNL punta al risultato, iniziando dalla definizione dei propri obiettivi di vita. Se il cliente non sa ciò che vuole non saprà come ottenerlo.
ATTENZIONE AL PRESENTE Dopo aver accertato quali siano le cause e gli effetti relativi ad un determinato problema, occorre esprimendo emozioni e sentimenti ripensare il problema, ponendo in questa fase l’attenzione a nuove modalità d’azione. Uno degli schemi della PNL è risultato vs colpa.L’obiettivo non è indagare il passato per capire perché la persona non riesca a raggiungere ciò che vuole, la PNL si concentra sul come e non sul perché, non importa perché il cliente agisce in certo modo ma come agisce. Con questa consapevolezza il cliente può cambiare alcuni schemi di comportamento.
IMPARARE DALL’ESPERIENZA Sostenere il cliente nel lavoro di riorganizzazione mentale e comportamentale di fronteggiamento del problema. Sostegno che valorizza le prospettive future di risoluzione dei problemi. Un altro schema della PNL è feedback vs fallimento. Se ciò che fa il cliente non funziona non significa che ha fallito: ha solo ottenuto un risultato diverso. Nella PNL tutto ciò che accade è informazione dalla quale possiamo apprendere.
VALORIZZAZIONE DEL CLIENTE Principio di autodeterminazione. Impegnare la persona nella risoluzione del problema attraverso la relazione operatore-cliente e l’uso delle risorse messo a disposizione. Uno dei pilastri della PNL è il principio secondo cui possediamo tutte le risorse necessarie, non esistono persone prive di risorse, ma solo condizioni prive di risorse, nelle quali non si utilizzano le proprie capacità o non si sa come accedervi. essere privi di risorse è un modo di comportarsi, non un’identità prestabilita.

 

L’origine della PNL risale allo studio di due accademici, John Grinder, assistente di lingua presso l’Università di Santa Cruz, in California e Richard Bandler, studioso di numerose discipline dalla psicoterapia della Gestalt alla matematica. Il loro scopo era quello di capire come le persone di successo risultino efficaci, captare quali comportamenti mettano in atto e da quali convinzioni siano guidati.

Per giungere a questo scopo, osservarono tre terapisti di successo Milton Erickson, Virginia Satir e Fritz Perl, per capire quali strategie determinassero il loro risultati con i pazienti in modo costante.

Da Erickson, psichiatra precursore dell’ipnosi, i pionieri della Pnl elaborarono il Milton Model, uno strumento che attraverso l’suo del linguaggio, si rivolge all’inconscio delle persone, inducendole in uno strato di trance, che consenta di operare cambiamenti con le tecniche della Pnl.

Virginia Satir invece, è famosa per il suo approccio alla terapia familiare “la famiglia è un microcosmo, sapendo come curare la famiglia, so come curare tutto il mondo” (http://www.originalnlp.eu/pnl/influenze-sulla-pnl-classica/virginia-satir-biografia.html).

Fritz Perls, è invece il precursore della terapia della Gestalt, ­

”il fulcro della sua opera è l’aumento della consapevolezza delle proprie sensazioni, percezioni, emozioni e comportamenti nel “qui e ora”. Enfatizza la relazione e il contatto che c’è tra il sé, l’ambiente e l’altro (idem).

Tuttavia la Pnl non è una terapia, si tratta di una metodologia, o precisamente di una approccio diverso ai problemi, da sola non sostituisce alcuna diagnosi o trattamento psicoterapico, e per le caratteristiche sopra citate va usata in contesti di prevenzione primaria, con utenti sani.

La Pnl  trova  applicazione in vari contesti, dal metodo di studio allo sport, dal business alle risorse umane; tuttavia occorre considerarne anche i risvolti negativi, che la differenziano nettamente dal modello del Problem Solving.

La Pnl sembra paragonare il cervello dell’individuo, alla stregua di un software da riprogrammare a proprio piacimento. Il principio che guida la Pnl è il seguente: se una persona ottiene un determinato successo nel suo campo, posso farlo anch’io, dovrò solo studiare il suo sistema di pensiero, la sua biografia, le sue abitudini, per poterle “modellare”, applicandole ai miei obiettivi, “io posso essere uguale a quella persona”.

In linea di massima gli schemi della Pnl sono positivi, tuttavia non bisogna commettere l’errore di considerare l’essere umano, alla stregua di un robot, a cui basta riprogrammare il cervello per agire con successo. Le tecniche insegnate dagli esperti di Pnl, sono come un “abito cucito dall’esterno” sull’individuo, senza tener conto della sua interiorità, delle sue peculiari risorse e limiti, del suo vissuto. Secondo la psicologa Franca Angi “la persona nella PNL viene guidata dall’esterno e invitata a ristrutturare le sue percezioni e le sue comunicazioni secondo alcune modalità ritenute “tipiche” del funzionamento cerebrale e sensoriale(modalità generali e generalizzabili), mentre l’assunto del Coaching è che non sia né possibile né tanto meno auspicabile alcuna generalizzazione o tipicità: il Coaching muove dall’assioma della assoluta unicità della persona.

Se si pensa all’estrema complessità del simbolismo, della biochimica delle emozioni, delle esperienze reali – e oniriche -, senza parlare della inconfutabile unicità genetica di ogni essere umano” (www.humantrainer.com).

Nel processo di aiuto in Servizio Sociale, seppur in situazioni più complesse, non è forse insita una forma di Coaching? Nel modello del Problem Solving, l’assistente sociale,  si cala nella storia dell’utente, entra in empatia con il suo vissuto, tiene conto delle risorse personali dell’utente che ha di fronte, e non di quelle che dovrebbe possedere secondo uno schema comportamentale teorico; aspetta i suoi tempi di crescita e maturazione interiore. I principi cardine della Pnl, sono buoni, promuovono la crescita personale dell’utente, solo se inseriti all’interno del percorso di vita di quella determinata persona, unica e irripetibile diversa da ogni altra (invece, non considero positivo l’uso delle tecniche di PNL, che a mio avviso creano dipendenza dalla tecnica stessa).

Infatti, non è un caso che una delle principali critiche mosse alla Pnl, sia quella di racchiudere un insieme di strategie prese da varie discipline, tra cui la psicoterapia e le neuroscienze, senza però trovare una sistematizzazione scientifica, o un sistema di ricerca che ne valutasse in modo approfondito i risultati.

Attualmente la Pnl è annoverata nel campo della pseudoscienza, usata anche in alcune sette per il controllo mentale dei propri adepti.

Oggi è uno strumento molto in voga, tuttavia occorre considerarne i rischi, senza esaltarla a panacea di tutti i mali. Se applicata in modo sbagliato, in contesti sbagliati, può produrre risultati negativi, è consigliabile affidarsi a Psicoterapeuti, Assistenti Sociali o esperti in Scienze della Formazione, operatori preposti all’aiuto formati solo dopo all’uso della Pnl; si tratta di figure professionali il cui background di esperienze e di studi, permette di gestire al meglio questo strumento.

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Lina Daniela

 

 

 

 

Bibliografia
 Angi F., “Le differenze tra Coaching e PNL: meglio non confondere…”, Articolo scaricato da www.humantrainer.com
 Boyes C., (2008), La Pnl in 5 minuti. Comunicare meglio con la Programmazione Neuro-Linguistica, Vallardi Editore s.u.r.l, Milano
 Raineri M., (2007), (a cura di), Assistente Sociale domani. Volume 1 letture scelte per l’esame di stato, Erickson, Gardolo (TN)

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