Depenalizzazione reato bullismo

Normativa di riferimento per scuola e famiglia in materia di prevenzione al fenomeno del bullismo (seconda parte).

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Se ti sei perso la lettura della prima parte ecco il link: Normativa  di riferimento per scuola e famiglia in materia di prevenzione (Parte Prima)

Le lacune della direttiva n.16/2007

Dal 2007 altre importanti associazioni quali Telefono Azzurro e Save the Children, hanno collaborato insieme al Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, alla realizzazione di strumenti informatici ed una linea telefonica, allo scopo di fornire un supporto immediato alle vittime di bullismo.

La direttiva n.16/2007 emanata dal ministro Giuseppe Fioroni, lascia spazio ad alcune questioni controverse. Naturalmente l’emanazione di codesta  normativa  ha  avuto dei risvolti positivi, quali ad esempio maggiore informazione e consapevolezza riguardo al fenomeno, inizio della campagna promossa dal Ministero della Pubblica Istruzione, tramite il sito www.smontailbullo.it, e il divieto dell’uso dei cellulari in classe. Tuttavia, era intuibile come tale provvedimento, avrebbe portato a dei risultati inferiori alle aspettative.

“In quali punti difetta allora la normativa n.16/2007? In realtà non presenta mancanze, se non per il fatto di poggiare sulla legge n.59/1997, relativa al conferimento dell’autonomia scolastica nelle scuole. Se ne è parlato tanto, ma poche scuole sanno usufruirne a dovere. La direttiva emanata dal ministero Fioroni, risulta vaga dal punto di vista delle attività operativa da mettere in atto, offre linee generali per la risoluzione del problema, ma non ne spiega le modalità, delegando questo compito agli enti locali e agli osservatori regionali. A differenza degli altri stati europei, in Italia – pur essendo il paese a più alto rischio – non vi è una legge che obbliga i dirigenti a rendere conto degli interventi di prevenzione messi in atto […]. Nella direttiva è stato messo per iscritto, ciò che dovrebbe essere ordinario. Occorre emanare una direttiva, firmare un “patto di corresponsabilità” all’atto dell’iscrizione per stabilire quanto c’è di più ovvio, e cioè che genitori e insegnanti sono i principali responsabili della condotta tenuta dai ragazzi […]? Non si possono regolamentare con una semplice direttiva, le regole del buon senso  e della disciplina. L’Italia presenta il più lato tasso di bullismo, perché vige la cultura del permissivismo e della furbizia più che altrove. Se non si cambia mentalità, qualsiasi direttiva o circolare che si possa emanare, rischia di rimanere solo un insieme di sterili fogli di carta. Il rischio è che tutto si esaurisca, in ricerche, in archivi pieni di dati statistici, senza sapere cosa fare concretamente. La mia opinione personale, è che non si perda troppo tempo con tavoli di studio e convegni, prevenzione non significa solo questo. Prevenire vuol dire mettere in atto interventi costanti e graduali, che maturino i loro frutti nel tempo” (Bevacqua, 2007).

A distanza di circa nove anni, le conseguenze del fallimento educativo nei confronti delle nuove generazioni, sono sotto gli occhi di tutti. Il bullismo e soprattutto il cyberbullismo, hanno raggiunto proporzioni molte volte incontrollabili. Fino a quando non avremo una legge autonoma, che consideri queste condotte devianti, come reati a sé stanti, e la prevenzione non entri nell’ordinario, con un lavoro di sinergia tra famiglia, scuola, forze dell’ordine, servizi sociali e associazioni sportive presenti nel territorio, la società vedrà protagonisti ragazzi giovanissimi di un’escalation di violenza sempre maggiore.

Bibliografia

Bevacqua L., (A.A 2006/2007), Bullismo: ricerche e strategie d’intervento, Università degli studi di Palermo.

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