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LETTONE SÌ… LETTONE NO

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Una delle domande che spesso mi viene posta dai genitori è “come faccio a far uscire mio figlio dal lettone?

 

Il problema è controverso e il dibattito tra chi è favorevole al “co-sleeping” (come lo chiamano gli anglosassoni) e chi è contrario è molto acceso.

 

Il mio articolo di oggi non vuole entrare nel merito di ciò che sia giusto e ciò che sia sbagliato ma vuole fornire uno spunto di riflessione in merito a questa tematica molto sentita da tutti i genitori.

Di solito quando mi si pone la domanda che ho esplicitato all’inizio la mia risposta è un’altra domanda: “come mai suo figlio dorme nel lettone?

 

A questa domanda seguono le risposte più differenti: a volte perché il bambino sta male e richiede un maggiore controllo durante il sonno, altre volte perché la mamma allatta e in questo modo risparmia un po’ di energia e riprende subito sonno, oppure il bimbo lasciato nel suo lettino piange e si tranquillizza con il contatto fisico e con il calore materno, etc. etc.

 

Suddividerei le risposte, generalizzando, in due grandi filoni:

 

  • lettone come esigenza del bambino
  • lettone come esigenza dei genitori

 

Volendosi focalizzare sul lettone come esigenza dei genitori (spesso più delle mamme), molte volte le risposte che ricevo sono relative ad una soddisfazione che le madri stesse ottengono dal dormire insieme al figlio, senza che sia stato il bambino a richiedere di dormire con i genitori:

 

  • è davvero una meraviglia dormire con il mio piccolo. Mi sveglia la mattina o quando si addormenta mi accarezza
  • siamo un tutt’uno, lui dorme sempre sul mio petto e lo tengo abbracciato
  • averla vicina in fondo ci piace
  • perché ci piace tanto!
  • certo prendiamo calci e pugni ma in fondo è bellissimo, non torneranno mai questi tempi!
  • perché, lo confesso, mi piace tenerla lì
  • amo mettere il mio cucciolo nel lettone per puro e semplice piacere! Il tempo vola e… voleranno gli anni ed io mi voglio godere a pieno il mio cucciolino
  • mi piace dormire con mio figlio.

 

Tutte queste risposte indicano come ci siano delle situazioni in cui la madre (o entrambi i genitori) provano piacere nel dormire con il loro piccolo, che quindi la scelta di dormire insieme a lui non parta da una richiesta del bambino, che magari ricerca il contatto con la mamma, gli odori, il calore, ma da un bisogno della mamma stessa di condividere il sonno con il suo bambino.

 

Ci si potrebbe chiedere cosa ci sia di male in questo? Cosa ci sia di sbagliato?

 

Se è vero che i bambini hanno bisogno del calore materno, dell’amore, dell’affettività, delle coccole, è altresì vero, però, che fin da piccolissimi i bambini hanno bisogno del limite, hanno la necessità che il rapporto con la madre non diventi un rapporto di fusione, simbiotico, in cui può rischiare di venir meno la soggettività del bambino.

 

Risposte come quelle esposte sopra, indicano il rischio che possa esserci nella mamma una tendenza ad una relazione fusionale e simbiotica con il proprio bambino, una relazione che porta ad ostacolare il sano sviluppo verso l’autonomia e l’indipendenza del bambino.

 

Certamente questa risposta da sola non può bastare a definire una situazione potenzialmente “pericolosa” per la crescita del bambino, ma può essere un campanello d’allarme che può, quanto meno, fare insospettire.

 

In questi casi, quindi, dietro la domanda esplicita “come faccio a far uscire mio figlio dal lettone” si cela il desiderio implicito che ciò non avvenga, e i bambini sono molto sensibili al desiderio materno, anche a quello non esplicitato, non detto, per cui con il loro comportamento di rifiuto ad abbandonare il lettone rispondono implicitamente al desiderio della mamma, che rimangano sempre piccoli, sempre vicini, che non si separino dai genitori.

 

Un altro aspetto da non sottovalutare è poi il significato simbolico del lettone. Il letto matrimoniale, così come lo indica la parola stessa, è il luogo della coppia, è il luogo di mamma e papà, e in quanto luogo simbolico è carico di tutta una serie di significati importanti per il bambino.

Così come ho già descritto nel mio articolo “RELAZIONE DI COPPIA CON L’ARRIVO DI UN FIGLIO, VITA SESSUALE,MATERNITÀ E PATERNITÀ”, per un bambino non è importante soltanto sapere di essere nato dal desiderio di mamma e papà verso di lui, per un bambino è fondamentale sapere di essere nato dal desiderio di un uomo per una donna e viceversa, di essere il frutto del desiderio di una coppia, dell’amore tra il padre e la madre. Il luogo della coppia, allora, assume quel significato simbolico.

 

Ma allora il bambino può sentirsi escluso?

 

Certo! Anzi, il bambino deve sentirsi escluso da ciò che circola tra il padre e la madre, in quanto uomo e donna, ed è da tale esclusione che prende vita tutto lo sviluppo affettivo del bambino o della bambina e che un giorno lo o la porterà ad avere delle relazioni affettive sane.

 

Il bambino deve aver chiaro fin dall’inizio che lui è amato dai suoi genitori, ma che c’è qualcosa tra il padre e la madre che non lo riguarda, che concerne solo loro in quanto uomo e donna.

 

Tante volte, dopo quella famosa domanda di cui sopra, sono emerse situazioni in cui il bambino nel lettone contribuiva all’allontanamento della coppia, all’esclusione del padre, sfrattato e mandato a dormire nel lettino del bambino, all’alibi perfetto per evitare la sessualità; sono tutte condizioni cliniche evidenti, certo non frequenti, ma neppure molto rare.

 

Infine un  capitolo a parte andrebbe aperto nei casi di separazione, in cui spesso le mamme, rimasto vuoto il posto nel lettone del marito, invitano il figlio o la figlia a dormire lì con loro “per compagnia”.

 

Ma questo è un altro argomento che merita una trattazione più approfondita.

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 Dott.ssa Roberta La Barbera

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