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L’educazione sessuale per gli adolescenti è davvero necessaria?

L’educazione sessuale sembra essere, oggi, un concetto superato, di cui gli adolescenti non hanno più bisogno e in cui il sesso non è più un tabù. Se ne parla, se ne vede e se ne sente in maniera sempre più esplicita e diretta, ma questa continua esposizione al sesso rende gli adolescenti degli esperti in materia?

 

Spesso le informazioni che ricevono non sono adeguate, o perché provenienti da fonti poco attendibili o perché frutto di un passaparola che le rende plausibili. Le statistiche ci rimandano un dato interessante, secondo cui il il 55% delle adolescenti fa o ha fatto uso frequente della pillola del giorno dopo e che il il 27% dei ragazzi ed il 35% delle ragazze non utilizza metodi contraccettivi.

Essere esposti mediaticamente ad un fenomeno, quindi, non necessariamente produce una corretta informazione. Troppo spesso si parla di sesso senza tenere conto se il pubblico è composto da adulti o da adolescenti. Troppo spesso le informazioni vengono trasmesse in maniera superficiale, dando troppe cose per scontate e senza considerare concetti strettamente connessi alla dimensione sessuale.

 

Questa inadeguata informazione produce spesso interrogativi e ansie negli adolescenti e questo porta ad una maggior richiesta di chiarezza da parte degli stessi. In quest’ottica l’educazione alla sessualità rappresenta un’azione preventiva, volta a fornire informazioni mirate, dirette e attente alle richieste degli adolescenti. Educare alla sessualità non vuol dire solamente inculcare nozioni, ma anche e soprattutto sostenere i ragazzi nella scoperta di se stessi, del proprio corpo e delle proprie emozioni. Educare alla sessualità vuol dire dar modo ai ragazzi di conoscere il proprio corpo, di ascoltare e parlare dei propri sentimenti, di ascoltare e riconoscere i desideri degli altri, di avere risposte esaurienti su temi importanti e di essere felici e trarre piacere dal proprio corpo senza sensi di colpa.

 

Molti sono i progetti d’intervento nelle scuole che hanno avuto efficacia nell’aiutare i ragazzi a riconoscere, comprendere, assecondare, conoscere e quindi gestire il proprio corpo ed i suoi cambiamenti. Solo conoscendo il proprio corpo un ragazzo può imparare a gestirlo ed è in questa particolare fase di scoperta che i ragazzi vanno sostenuti, sia a casa che a scuola.

A scuola gli adolescenti dovrebbero avere docenti consapevoli e responsabili, che riescano a trattare alcuni temi senza falsi pudori o imbarazzi eccessivi, e  vivano, loro stessi per primi, un rapporto sereno e non conflittuale con la propria sessualità.

A casa ci si dovrebbero muovere su due piani contemporaneamente, da una parte dando ascolto alle esigenze dei ragazzi, dall’altra trasmettendogli i principi fondamentali per vivere una sessualità sana e soddisfacente. Ma come fare?

 

Molto spesso i genitori tendono a fissare delle regole e questo è giusto, perché un’educazione efficace è fatta anche di regole e le punizioni, così come i valori, se adeguatamente trasmessi, rappresentano indispensabili strumenti educativi. A volte però le regole vengono fissate come principi immutabili, non tenendo conto del mondo, delle emozioni e dei bisogni del ragazzo.

 

Educare alla sessualità richiede molta fiducia verso i figli, una libertà in cui possano esprimersi, domandare e commentare. Spesso però parlare di sesso con i propri figli è fortemente stressante per i genitori e fonte di disagio. Per questo motivo molte volte tutto si riduce ad un improduttivo passaggio di regole e di informazioni e questo va a scapito di quel sostegno di cui l’adolescente ha bisogno. Così come è diritto del ragazzo essere ascoltato, allo stesso modo è un diritto dei genitori sentirsi in una zona di agio nell’affrontare il tema. E’ responsabilità dei genitori sentirsi pronti e quindi prima del contatto diretto è opportuno prestare ascolto alle proprie sensazioni in relazione all’argomento e prepararsi emotivamente al contatto diretto.

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