Health Visitor Talking To Mother With Young Children

Il modello dell’home visiting

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In un precedente articolo, ho spiegato perché l’assistente sociale dovrebbe occuparsi di bullismo. (http://www.superkidsout.it/perche-lassistente-sociale-dovrebbe-occuparsi-di-bullismo/).

Codesto articolo invece, riporta uno degli interventi specifici che questa figura può aiutare a mettere in atto, in termini di sostegno alle competenze genitoriali.

“Gli Stati Uniti, già dagli anni ’70, ci mostrano, un tipo di politica attenta ad assicurare il benessere del bambino, all’interno del proprio domicilio.  Bowbly considera  uno spreco, investire in termini di strutture all’infanzia, come ad esempio gli asili nido, senza un adeguato  sostegno dietro ai genitori, nella cura dei figli ”. (Bowbly, 1973).

Uno dei modelli  di intervento che rientra nell’ambito del rafforzamento delle competenze genitoriali, all’interno della propria abitazione, riguarda l’home visiting .

“Si tratta di un insieme di strategie che forniscono un supporto alle relazioni precoci madre-bambino, aiutando il genitore a:

  • Riconoscere e interpretare i segnali del bambino;
  • Instaurare e interpretare i segnali del bambino;
  • Trovare i giusti ritmi col figlio nei vari momenti della vita quotidiana e in particolare negli scambi alimentari.

Questo approccio prende in considerazione le relazioni precoci e fornisce un sostegno alle madri e ai bambini nell’intimità delle proprie case, stimolando per quanto possibile le potenzialità della coppia. La particolarità metodologica di un simile approccio consiste nella realizzazione domiciliare dell’intervento, anziché nei luoghi di aggregazione tradizionalmente deputati all’intervento assistenziale e/o psicologico/psichiatrico: da qui la denominazione di home visiting” (Ammaniti, Nicolais, Speranza a cura di Bianchi, 2002).

Tale intervento risulta efficace, per quanto riguarda sia la prevenzione primaria al maltrattamento, sia la prevenzione secondaria, per evitare l’aggravarsi di un disagio già in corso. “L’intervento è rivolto a famiglie con bambini piccoli che “statisticamente a rischio”, ma il rischio può essere nei vari interventi individuato come rischio singolo (il bambino con ritardo; il  basso status socioeconomico) o molteplice” (op.cit).

“Tutto ciò sarebbe in sintonia con l’articolo 1 della legge n.184 del 1983:

“il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia”.

La riuscita di un approccio come quello dell’home visitng, eviterebbe i traumi derivati dall’allontanamento coatto, oltre al disagio per il minore di doversi integrare in una nuova famiglia, o peggio in una casa-famiglia” (Bevacqua, 2014).

Compito dell’assistente sociale, ai fini di una corretta prevenzione della devianza giovanile, e quindi anche del bullismo, sarà quello di proporsi come fautore di politiche sociali, che mirino alla progettazione di interventi che puntino  al sostegno della genitorialità, nei momenti più delicati.

L’articolo è estratto dall’ebook pubblicizzato in calce..

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Bibliografia

 

Ammaniti M., Nicolais G. Speranza A., (2002), “La prevenzione del maltrattamento: il sostegno ai genitori” in “Atti e approfondimenti del  seminario nazionale La prevenzione  del disagio nell’infanzia e nell’adolescenza. Le politiche e i servizi  di promozione e tutela, l’ascolto del minore e il lavoro di rete”( Firenze, 24 settembre, 2002), a cura di Bianchi, D., Firenze, Istituto degli Innocenti.

Bevacqua L., (2014), Bullismo: strumenti di prevenzione dell’operatore sociale. Laboratorio Ebook Edizioni

Bowbly J., (1973),  Assistenza all’infanzia e sviluppo affettivo; capitoli conclusivi a cura di Mary D. Salter Ainsworth  Roma, Armado.


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