Bullismo

IL BULLISMO ED I SUOI PROTAGONISTI

 

Questo il video che, qualche settimana fa, è diventato virale in rete.

 

 

Il video ritrae un’adolescente all’uscita di scuola. La ragazza sta aspettando che esca una sua compagna e non appena la vede, la aggredisce urlandole contro e spintonandola. Le parole sono offensive e minatorie, il tono di voce è incalzante e aggressivo. La discussione si accende sempre di più fino a sfociare in violenza fisica vera e propria. Alla ragazza viene chiesto di inginocchiarsi in segno di umiliazione. Il video viene girato dai compagni di scuola che, in cerchio, assistono alla scena, senza intervenire.

 

Questo video racconta una storia di bullismo, una delle tante.

Negli episodi di bullismo possiamo riconoscere diversi protagonisti.

 

Il bullo

Il bullo è un leader negativo che mette in campo attività aggressive verso un singolo o un gruppo, incoraggiando gli altri a partecipare. Generalmente i bulli, dietro la loro apparente sicurezza, nascondono problemi relazionali destinati a peggiorare con il trascorrere del tempo se le loro modalità relazionali non si modificano. Stando ai risultati provenienti da numerosi studi, gli scambi relazionali dei bulli sono caratterizzati da deficit relativi a determinate abilità appartenenti alla cosiddetta “intelligenza emotiva” (Goleman D., 1995) e in particolare risentono negativamente di bassi livelli nello sviluppo dell’empatia. Le azioni di prevaricazione fisica o verbale indicano una scarsa capacità di classificare in modo corretto le espressioni emotive degli altri e, allo stesso tempo, una scarsa capacità di riconoscere le proprie emozioni.

La vittima

La vittima è l’oggetto di ripetute aggressioni fisiche e/o verbali. E’ la persona attraverso la quale il bullo può dimostrare agli altri, e anche a se stesso, la sua forza e la sue capacità.

La scelta della vittima non è mai un atto casuale, ma il frutto di un’accurata selezione effettuata dal bullo. Spesso la vittima è l’elemento debole del gruppo, caratterizzato da uno stigma, un difetto fisico o una evidenza comportamentale (balbuzie, disabilità varie, ecc.)

La vittima di bullismo, da un punto di vista relazionale, mostra mancanza di assertività , cioè della capacità di esprimere se stessi, deficit nel riconoscimento di specifici segnali emotivi, in particolare relativi alla rabbia e la tendenza a sviluppare sintomi di ansia o depressione che vengono frequentemente convertiti in sintomi somatici (mal di testa, febbre, problemi gastrointestinali, ecc.).

Aiutanti, Sostenitori, Difensori e Spettatori

Gli aiutanti sono elementi a supporto dei bulli. Di indole più passiva, tendono ad aiutare direttamente i bulli nelle loro attività, senza però promuoverle. I sostenitori sono gli elementi che, davanti ad una situazione di bullismo, ridono per le offese verso la vittima e incoraggiano i bulli a continuare. I difensori sono, di contro, gli elementi che si trovano a difendere la vittima.

Gli spettatori rappresentano il pubblico, neutrale, che mantiene le distanze.

Si possono distinguere diverse TIPOLOGIE DI BULLISMO

  1. Azioni fisiche di prevaricazione. Dagli episodi di aggressione lieve, all’appropriazione o danneggiamento di oggetti altrui, fino alle forme più gravi di violenza fisica a mano libera o con l’uso di armi.
  2. Comportamenti verbali di prevaricazione. Comprendenti differenti forme di minacce, insulti e prese in giro, inerenti aspetti legati alla scuola, alla personalità, alle caratteristiche fisiche e alle preferenze sessuali.
  3. Comportamenti indiretti di prevaricazione. Costituiscono la modalità più subdola, in quanto basata sul pettegolezzo, sulla calunnia e atte ad isolare ed escludere i destinatari dal gruppo.

 

Come distinguere il bullismo dalle semplici prepotenze? Si può parlare di bullismo se:

  • Il comportamento aggressivo, fisico, verbale o psicologico, viene messo in atto intenzionalmente e consapevolmente, con l’intenzione di arrecare danno;
  • Il comportamento aggressivo si ripete nel tempo e con una certa frequenza.
  • La relazione è asimmetrica: tra il bullo e la vittima c’è una differenza di potere.

Tra bulli e vittime esiste un marcato disequilibrio relazionale, questo non necessariamente è indice di una maggiore forza psicologica nei bulli, ma è l’espressione di un “senso di superiorità compensativo”. I bulli, a differenza delle vittime, godono di una maggior sicurezza, dovuta alle piccole vittorie quotidiane e totalmente basata sulla prevaricazione. La sicurezza non nasce quindi dalla percezione di sé, ma è strettamente condizionata dall’esterno e per questo instabile.

Cosa fare.

Il bullismo è un fenomeno sociale complesso che coinvolge molteplici figure (insegnanti, famiglie, ragazzi). Il bullismo non riguarda solo due persone,  ma l’intero tessuto sociale che li circonda ed è solo agendo su questo che il fenomeno si potrà prevenire. Per essere compreso e affrontato è quindi necessario che gli interventi siano rivolti a tutti i protagonisti.

INTERVENTI SUGLI INSEGNANTI. Molti progetti di prevenzione volti alla formazione degli insegnanti, prevedono l’introduzione di metodi didattici di tipo cooperativo, che includono percorsi di educazione affettiva, sostegno psicologico alle vittime, modelli di supporto fra pari. Alcuni interventi vanno invece a rinforzare tutti quei comportamenti che muovono a favore della socialità con riconoscimenti di tipo affettivo e verbale.

INTERVENTI SULLE FAMIGLIE. Le famiglie devono una posizione di collaborazione attiva, dialogando con gli insegnanti e stimolando un confronto sul grado di benessere dei figli oltre che sul livello didattico raggiunto. Esistono interventi di “parent training ” volti a supportare la genitorialità e a fornire informazioni sui metodi educativi più efficaci per arrestare lo sviluppo di comportamenti disadattivi nei propri figli.

INTERVENTI SUI RAGAZZI. Gli interventi rivolti ai ragazzi hanno l’obiettivo di cercare, attraverso l’ascolto e il dialogo, delle modalità relazionali diverse e più funzionali:

  • Training di alfabetizzazione socio-emotiva: percorsi specifici mirati a migliorare le abilità deficitarie dell’intelligenza emotiva e delle capacità socio-relazionali, con particolare attenzione allo sviluppo della prosocialità.
  • Sviluppare l’assertività: competenza che consente di esprimere chiaramente e far valere le proprie idee ed opinioni, senza sfociare nell’aggressività.
  • Approccio senza colpevoli: intervento rivolto al gruppo di spettatori e mira a sviluppare e capacità del gruppo di reagire efficacemente alle azioni bullistiche, imparando a non sostenere neanche involontariamente le aziodi di prevaricazione e sviluppando una responsabilità globale.
  • Sviluppare tecniche di fronteggiamento: Intervento rivolto alla vittima per imparare a gestire la situazione mettendo in atto strategie efficaci.
  • Tecniche di intervento riparatorio: Interventi destinate alla relazione bullo – vittima, volte a mediare il conflitto tra bullo e vittima, favorendo la comunicazione attuale e futura tra i due.

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Dott.ssa Psicologa Nicoletta Remiddi2

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