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COME FARSI ASCOLTARE DAI PROPRI FIGLI SENZA URLARE

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Sarà capitato a tutti di perdere la pazienza e di rimproverare il proprio figlio urlando. Perché lo si fa, ci si potrebbe chiedere? Le risposte possono essere le più svariate: perché non ascolta, perché non obbedisce, perché non segue le regole, fa i capricci etc.

Se ci facciamo caso, tutte queste risposte hanno a che fare con il comportamento o con l’atteggiamento del bambino stesso; la causa delle urla dei genitori sta in lui, nel bambino!!

Ma dobbiamo chiederci, invece, “perché a questi comportamenti io reagisco urlando? Cosa di questi atteggiamenti di mio figlio mi tocca a tal punto da dover urlare?”. Ci rendiamo allora conto che la necessità di urlare non è “causata” dal comportamento del bambino, tutt’al più è scatenata da esso, ma cosa ci sta alla base?

Facciamo un passo indietro!

Se è vero che tutti questi comportamenti del bambino portano un genitore a perdere completamente la pazienza, non è altrettanto vero che rimproverare urlando possa risolvere il problema.

Quando un genitore urla questo ha sul bambino più effetti.

Innanzitutto un genitore che urla è un genitore che non riesce a padroneggiare la situazione, che ha perso il controllo e che quindi non si mostra più quel punto di riferimento fermo e deciso che il bambino si aspetta e di cui ha bisogno.

Inoltre, se qualcuno ci urla contro in qualche misura ci sta attaccando e quando ci sentiamo attaccati la prima cosa che facciamo è difenderci. Come ci si difende da qualcuno che urla? È semplice, basta non ascoltarlo, “staccare l’audio”; ciò rende quindi inutile e inefficace tutto ciò che viene detto mentre si urla. Se noi urliamo i nostri figli molto semplicemente non ci ascoltano!

Infine, urlare è una manifestazione di aggressività e ciò porta il bambino a pensare che il genitore non gli voglia più bene, porta al senso di colpa e all’umiliazione, tutti sentimenti che spesso producono una forte reazione di rabbia nei confronti dei genitori, creando poi un circolo vizioso.

Allora come fare per rimproverare senza urlare?

Di certo ci vuole una grande dose di autocontrollo e di pazienza, ma ci sono dei piccoli accorgimenti che possiamo trovare e mettere in atto.

Quando capita di urlare chiediamoci sempre perché in quel momento lo stiamo facendo? Qual è il comportamento o l’azione del bambino che ci sta facendo urlare? Ad esempio “ha preso i colori e ha scarabocchiato la parete”. A questo punto possiamo chiederci “In che modo questa cosa poteva essere evitata?”, si possono trovare più risposte a questa domanda: “potevo evitare che i colori fossero a portata di mano”, “potevo spiegargli che non si scrive sulle pareti”, “potevo prendere un cartellone, appenderlo alla parete e permettergli di scarabocchiare solo quella parte”, e così via…

Questo esercizio mentale ci aiuterà a pensare sempre di più a lungo termine, cercando di prevedere le possibili conseguenze di determinati comportamenti.

Ma ormai il danno è fatto! E adesso? Possiamo chiederci “A cosa mi serve urlargli contro? E soprattutto a chi serve?”, di certo non serve al bambino, non è urlando che si eviterà il ripresentarsi di quel comportamento, forse serve un po’ di più come sfogo per il genitore, ma è uno sfogo che non è senza conseguenze, così come abbiamo visto in precedenza.

Come fare allora? Non lo si rimprovera? Certo che lo si rimprovera ma facendogli comprendere il perché quella determinata azione non va fatta. Prima del rimprovero, però, c’è un’altra cosa da fare: chiedere al bambino cosa abbia fatto, se comprenda cosa sia accaduto, perché lo ha fatto!

Non sono domande inutili, che non servono a nulla, anzi! Sono domande fondamentali, perché la percezione che abbiamo noi adulti non è la stessa percezione che hanno i bambini. Dal punto di vista dell’adulto uno scarabocchio sul muro è un comportamento inaccettabile, è un dispetto, è qualcosa che sporca, ma noi non sappiamo se il bambino lo ha fatto pensando così di far vedere quanto sia bravo alla mamma, o perché gli piacciono i colori o perché è divertente.

Chiedete sempre al bambino di parlarvi di quel determinato comportamento, fate delle domande semplici, che egli possa comprendere ed ascoltate le risposte, la maggior parte delle volte rimarrete sorpresi perché non vi aspettavate quella risposta!

Solo dopo aver ascoltato le ragioni del gesto da parte del bambino potete spiegargli il perché non doveva farlo, quali sono le conseguenze di quell’azione e successivamente comunicare al bambino qual è il prezzo da pagare per quello che ha fatto!

Per ogni azione che si compie si paga un prezzo, ciò farà sì che il comportamento non si manifesterà più! È questo che fa estinguere il comportamento e non le urla!

Pensate a come un bimbo piccolo possa pagare un prezzo simbolico per quello che ha fatto, per esempio fatevi aiutare a pulire (anche se non ne è capace ancora, fate finta che lo stia facendo!), oppure per quel giorno non si potrà andare al parco, etc.

Naturalmente la “punizione” è simbolica, non bisogna arrivare a punizioni eccessive (salti la merenda, non ti faccio vedere più la tv, etc.), anche perché queste spesso vengono date nel momento della rabbia e successivamente non vengono messe in atto proprio perché sono esagerate! E purtroppo nulla di più sbagliato, perché perderete ogni autorevolezza e ogni credibilità agli occhi del vostro bambino. Una volta un bambino in seduta mi ha detto: “io non ho paura delle punizioni dei miei genitori perché tanto l’ho capito che mi minacciano soltanto ma poi non mi puniscono mai!”.

Ed ora torniamo alla domanda che ci siamo posti all’inizio. Quale parte di me così intima e forse anche inconsapevole il comportamento di mio figlio va a toccare al punto da farmi perdere il lume della ragione e farmi cominciare ad urlare?

A questa domanda non c’è una risposta univoca! Ogni genitore ha la sua storia! Ma è di certo un buon esercizio mentale da fare per cercare di conoscerci sempre un po’ di più e cercare di comprendere quanto di noi stessi sia implicato nel rapporto con i nostri figli!

Dott.ssa Roberta La Barbera

Psicologa e Psicoterapeuta

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Psicologia 37 Commenti

37 thoughts on “COME FARSI ASCOLTARE DAI PROPRI FIGLI SENZA URLARE

    • Spesso il rapporto genitori figli diventa quasi una lotta, una battaglia continua. Quello che bisogna cercare di fare è organizzare una collaborazione e dare delle responsabilità (adeguate all’età) ai ragazzi, dando loro fiducia e aiutandoli ad organizzare il tempo. I bambini e i ragazzi, infatti, hanno un rapporto con il tempo differente dal nostro. Piuttosto che richiamarli costantemente o dire loro di far delle cose o di non fare delle cose, organizziamo la gestione della famiglia e della casa insieme, ognuno per i propri ruoli e compiti e soprattutto diamo fiducia ai ragazzi!

  1. Buonasera, ho letto con molto interesse il suo articolo e trovo che,quanto lei ha detto, risponde a verita, la parte che trovo molto difficile é mantenere la calma. I condizionamemti, le paure, le frustrazioni, che abbiamo accumulato negli anni della crescita, non si cancellano con l’ INTENZIONE DI VOLERLO FARE,e nemmeno con anni di terapia, figurarsi con il solo autocontrollo. Grazie

    • Ha perfettamente ragione Lucy, infatti il mio articolo puntava proprio a far sì che chi leggesse potesse porsi degli interrogativi su quanto di lui/lei sia implicato nella relazione con i propri figli, di quanto tutto ciò che abbiamo vissuto abbia degli effetti! Spesso, infatti, si tende a lamentarsi solo ed esclusivamente dei comportamenti dei figli, non valutando la nostra responsabilità in quel tipo di relazione, le nostre problematiche, le nostre dinamiche, il nostro stesso essere stati ed essere dei figli!
      Grazie per il commento interessante e preciso!

  2. Trovo che sia tutto vero e ogni genitore dovrebbe provare a farlo anche se è difficile sopratutto CN bimbi piccoli come me che ho un bimbo di 2 anni e mezzo che me ne combina di tutti i colori ma se domando perché lo fa ovviamente non risponde .come si può fare??

    • Ovviamente un bimbo piccolo non potrà rispondere alla domanda sul perché ha fatto una determinata cosa. Bisogna osservarlo, ascoltarlo se già parla per cercare di capire la logica che sta dietro ai comportamenti del bambino che spesso non è la nostra stessa logica naturalmente. L’importante è proprio riuscire a cogliere quale logica c’è dietro un comportamento. Spesso noi ci diamo delle risposte dal nostro punto di vista adultocentrico e quindi ci diciamo “vuole attirare l’attenzione”, “mi fa i dispetti”, “me lo fa apposta”. Ma mi chiedo e le chiedo: qual è il motivo per cui un bambino vuole attirare su di sé le attenzioni dell’altro? Avrà pure i suoi buoni motivi! “Vuole attirare l’attenzione” non è una risposta!!! Ma deve essere l’inizio di una domanda, dell’interrogarsi su cosa spinga un bambino a volere attirare l’attenzione. Se è quello che domanda, se domanda attenzioni evidentemente ne ha bisogno. Perché??

  3. Interessante l’articolo, ma come fare quando il bambino non ubbidisce, quando per la decima volta gli si dice di fare qualcosa (anche solo lavarsi le mani) e lui non lo fa. Penso che domande da porre a me stessa non ce siano, lui non ubbidisce. Come devo comportarmi? Ne va anche del rispetto che lui deve avere nei miei confronti (attenzione parlo di rispetto non di sottomissione non che qualcuno mi fraintenda..)

    • Innanzitutto bisogna sempre contestualizzare all’età del bambino (non volersi lavare le mani a 2 anni è differente che a 8 anni per esempio), inoltre ha mai provato a non dare un comando al quale bisogna “ubbidire” ma a proporre una cosa, anche lavarsi le mani riprendendo il suo esempio, sotto un’altra forma (es. un gioco? un’attività da ricompensare con un bacio magico, o semplicemente dire “ti ho chiesto tante volte di lavarti le mani c’è qualche motivo particolare perché tu non vuoi farlo? Chissà cosa risponderebbe! E se risponde “mi secca” chiedere stupiti “e che vuol dire?” e così vita…farlo parlare e magari nel frattempo fargliele lavare le manine, spiegandogli che non è che la mamma ha questo capriccio di fargli lavare le mani ma che ci sono degli animaletti microscopici che se rimangono sulle mani possono far venire delle malattie…). A volte basta davvero poco, basta non irrigidirsi nelle posizioni e soprattutto ELIMINARE il verbo all’imperativo!!! Ubbidire è la risposta a comandare!!! Si può e si deve avere il rispetto dai figli, ma per farlo bisogna rispettarli a nostra volta! Attenzione rispettarli non significa genufletterci a loro, farli comandare o decidere. Significa però ascoltarli!!!

  4. Fantastico!!!!!! Finalmente un articolo che parla di cose che accadono quasi a tutti, spesso….. ed e tutto vero, basta poco x far capire e raggionare i piccoli….. quel poco si chiama pazienza!!!!!! Grazie, davvero un articolo utile.

    • Grazie a lei Julia!! Mi fa piacere che sottolinei una delle cose più importanti: la pazienza!!! Mettiamo al mondo dei figli, spesso pretendendo di avere dei soldatini che eseguono ogni ordine che viene loro imposto dimenticandoci che sono degli esseri pensanti, desideranti fin da piccolissimi! E se non rispondono come vogliamo noi perdiamo subito la pazienza!! Grazie ancora!

  5. Gentile dottoressa, ho letto il suo articolo e lo trovo interessante e veritiero, ma vorrei porle una domanda: Il mio bimbo di 4 anni non risponde alle domande che gli pongo, come fare ad invogliarlo in tal senso? Quando combina pasticci e, cercando di tenere la calma, gli chiedo le ragioni delle sue azioni, non mi risponde mai, se ne sta in silenzio e spesso cambia argomento e sposta l’attenzione su altre cose. Come fare?

    • Buongiorno,
      potrebbe provare lei a dare un’interpretazione di quel comportamento un po’ paradossale, fantastica, come se fosse all’interno di un racconto, per es. “ma ti ho mai raccontato che c’era una volta un bambino che aveva fatto (e qui descrive la marachella fatta) perché ….e continua inventando qualcosa, poi chiede a lui di continuare la storia ed ascolta se viene fuori qualcosa. Se lei ne parla come se si trattasse di una terza persona, in un contesto di gioco, forse le difese del bambino si riducono e magari riesce a dire qualcosa in più e lei a capirci qualcosa in più!!
      I bambini adorano i racconti e i mondi fantastici e noi genitori dovremmo cercare di essere sempre molto creativi!!!
      Un caro saluto!

    • Buongiorno,
      per quanto ciò che dico possa sembrare inapplicabile lo metto sempre in atto con mio figlio. Inoltre nella mia pratica clinica lo applico sempre (ed aiuto i genitori ad applicarlo) nel mio lavoro con gruppi di bambini e ragazzi con disabilità e nella pratica clinica individuale i miei interventi con i genitori dei miei piccoli pazienti fanno sì che si ottengano dei netti miglioramenti nel clima familiare e di conseguenza anche nel lavoro con il bambino.

  6. salve a tutti,ho una bambina di 2 anni ke di ascoltarmi none vuole propio sapere.mi combina di tutto e di più,nn posso portarla da nessuna parte xke diventa più incontrollabile del solito e quando nn vince cosa vuole urla da far scoppiare la testa….è nn ho cpt se x gelosia tira morsi graffi capelli alle cuggine…aiutatemi come posso farla calmare!!grazie

    • Buongiorno Maria,
      quando ci sono delle manifestazioni di aggressività così incontrollabili come lei descrive è opportuno parlarne intanto con il proprio pediatra ed eventualmente chiedere un consulto (sarà il pediatra ad indicarle che tipo di consulto specialistico). Non si allarmi, non è detto che ci sia qualcosa di problematico, ma conoscendo bene tutta la storia della sua bambina e della vostra famiglia, uno specialista può aiutarla a recuperare la serenità della bambina e la vostra. Se posso permettermi di darle un consiglio si rivolga al pediatra prima dell’inserimento alla scuola materna, visto che la bambina mostra aggressività verso le cuginette.

  7. Buongiorno,
    ci possono essere tanti motivi per cui la bambina è così incontrollabile, come dice lei, e aggressiva con le cugine. Non conoscendo affatto la situazione non posso dare dei consigli , perché quello che posso dirle può andar bene così come no perché ogni bambino è un caso a sé quindi bisognerebbe conoscere bene la vostra storia per poter dare dei consigli opportuni.
    Non abbia timore a parlarne con il pediatra ed eventualmente con uno specialista per capire meglio quali siano i motivi per cui la bambina si comporta in questa maniera.
    Un saluto
    Dott.ssa Roberta La Barbera

  8. Buongiorno, sono mamma di una splendida e dolcissima bimba di quasi 5 anni e da1 mese e mezzo èm arrivata anche la secondogenita…..la mia prima bimba è sempre stata entusiasta dell arrivo della sorellina e lo è tutt ora….ma ha dei momenti in cui la vedo triste, pensierosa….vuole giocare con me ogni minuto e io faccio il possibile x accontentarla….ma a volte sono distrutta e faccio fatica. Ultimamente piange anche alla scuola materna quando vado via…..lei sa che la sorellina va alla “scuola dei piccolissimi”, ma in realtà è a casa con me, ma non me la sento di dirglielo….cosa posso fare? Mi accorgo che spesso la sgrido anche x sciocchezze e poi me ne pento un secondo dopo……lei è meravigliosa e io le sto troppo addosso….. scusi lo sfogo…ma se posso migliorare il mio comportamento gliene sarei grata.

    • Buongiorno Sig.ra Debora,
      la nascita di una sorellina o di un fratellino è un evento importante nella vita di un bambino. Per quanto la sua bambina sia contenta della sorellina è assolutamente naturale che provi gelosia, che rivoglia la mamma tutta per sé, che senta di essere stata privata di qualcosa.
      Innanzitutto le consiglio di prendere atto della gelosia della bambina e di accettarla, anzi se riuscisse a fargliene parlare sarebbe molto meglio, per esempio attraverso il gioco. Tutto ciò di cui si riesce a parlare ci alleggerisce, mentre il non detto diventa come un macigno dentro, un macigno che però in qualche maniera deve venir fuori e viene fuori nel comportamento piuttosto che nelle parole. Non proibisca mai alla bambina di mostrare la sua gelosia con le parole. Proibisca il comportamento se mai dovesse essere aggressiva con la sorellina, cercando sempre di ascoltarla e di farla parlare. Naturalmente tutto questo vale anche per il papà!!

  9. Buongiorno Sig.ra Roberta,
    Volevo chiederle un consiglio. Ho due bambini, Lorenzo di 5 anni e Jacopo di 19 mesi. Non si sopportano, anche se si cercano in continuazione. La cosa più pericolosa è che si fanno del male in continuazione. Ho cercato in tutti i modi di prenderli con le buone spiegando loro cosa non deve essere fatto e perché, ma inutilmente. Dopo 5 minuti punto a capo. Avrebbe dei consigli da darmi?? Sono disperata, ho paura per la loro incolumità… Grazie

    • Buongiorno Sig.ra Sonia,
      ha mai cercato di comprendere come mai i due bambini “non si sopportano”? Tutto ciò che ha a che fare con la sicurezza e l’incolumità deve essere bloccato subito con un comportamento fermo e deciso. Però secondo me la cosa importante è capire da dove ha origine il problema. Il grande è geloso del piccolo? Il piccolo disturba il grande? Vengono fatti dei confronti tra i due?
      Lei ed il papà cominciate a chiedervi qualcosa di più su questo rapporto conflittuale. Se vuole continui a scrivermi!

  10. Buongiorno dottoressa,
    Sono la babysitter di una bambina di 2 anni e purtroppo ogni volta che devo cambiarle il pannolino urla come una matta,tanto che alla fine non riesco e lascio il compito alla mamma,che anche lei deve usare mille stratagemmi per riuscire a cambiarla,ovviamente non quando sarebbe necessario farlo ma dopo svariati tentativi della mamma..io non so come devo fare…devo lasciarla urlare e cambiarglielo comunque? Grazie

  11. Buongiorno Mary,
    due anni è proprio l’età in cui il bambino inizia a manifestare la sua volontà e spesso lo fa proprio in opposizione all’adulto che si occupa di lui, opponendosi e dicendo “no” il bambino per la prima volta sperimenta di non essere completamente in balia del potere dell’altro, ma di avere una sua soggettività distinta.
    Consideri quindi questo comportamento della bambina assolutamente positivo per il suo sviluppo e la sua crescita anche se comprendo che la mette in difficoltà.
    Può tentare varie strategie che comprendono il gioco, oppure creare un rituale, quindi prima di cambiare il pannolino si può canticchiare una canzoncina che sarà sempre associata a quel momento della giornata, provi ad essere creativa e ad inventarsi qualcosa a partire da quello che piace alla bambina.
    Ma non usi mai la forza, perché andrebbe a mortificare l’esigenza della bambina di imporre se stessa in quanto essere autonomo e separato dall’altro, soggetto e non bambolina da accudire.
    Inoltre, un consiglio che non è indicato soltanto per il cambio del pannolino ma in genere è quello di accompagnare sempre tutto ciò che fa con le parole, descrivendo quello che sta facendo. Ad es. se sta preparando la pappa, descriva con un tono di voce sempre basso e pacato tutte le operazioni che sta svolgendo: “sai Valentina (un nome a caso) adesso riempo il pentolino con l’acqua, poi accendo il fuoco, etc. etc.”. A cosa serve questo? Serve ad aiutare la bambina a sviluppare il linguaggio e in futuro le servirà a sostituire le parole ai comportamenti e a descrivere i suoi stati d’animo e le sue emozioni, quando sarà arrabbiata piuttosto che lanciare un oggetto sarà in grado di dire “sono arrabbiata”.
    Un caro saluto e un in bocca al lupo per la sua bella attività!
    Dott.ssa Roberta La Barbera

    • Buongiorno,
      la condizione necessaria affinché si possa togliere il pannolino sia che il bambino sappia già dire qualche parola, se il linguaggio ancora non è presente allora è troppo presto. In generale, le bambine sono più precoci dei maschietti (esistono naturalmente le eccezioni) per cui intorno ai due anni le bimbe sono già pronte. La cosa importante da capire prima di procedere a togliere il pannolino sia se la bambina ha cognizione di cosa siano la cacca e la pipì e riesca a dirlo (anche adesso che ha il pannolino). Per far questo bisogna parlare con lei, nel momento del cambio del pannolino, o quando si capisce che sta facendo i propri bisogni, in modo che lei pian piano riesca ad associare le stimolazioni che sente a livello del corpo alle parole. In questo la funzione dell’adulto è fondamentale, siamo noi che dobbiamo attraverso il nostro linguaggio creare questa associazione tra bisogni fisiologici e parole. Quando sarà pronta, in estate, potete iniziare a lasciarla senza pannolino, avendo molta pazienza. I bimbi stanno imparando quindi non vanno rimproverati, non lo fanno per dispetto se sbagliano e si bagnano o si sporcano, semplicemente devono riuscire ad organizzare i tempi, tra lo stimolo che sentono e la “corsa” al gabinetto. Vanno al contrario lodati quando riescono, dando molto valore a ciò che hanno “prodotto”. Il bambino non prova per le feci il disgusto che proviamo noi adulti, anzi per lui è qualcosa che “regala” all’altro, una sua “produzione” e quindi se ci vede disgustati da una cosa che tra l’altro noi stessi gli domandiamo si disorienta e non capisce più nulla. In poche parole, noi chiediamo ad un bambino di fare la cacca nel vasino o nel gabinetto (io sono più propensa al gabinetto con il riduttore) e poi quando l’ha fatta ci vede disgustati e pronti a disfarci immediatamente di ciò che lui ha prodotto. Una lode, invece, aiuta in questo processo. Infine, a volte i tempi non sono maturi anche se il bimbo o la bimba parlano, quindi in questo caso non conviene accanirsi, lasciamo perdere, a volte basta anche una settimana in più e poi sono pronti. Se ci si accanisce si possono creare delle dinamiche conflittuali che poi sono difficili da far andare via.

  12. Salve dottoressa, ho una bambina di 7 anni e frequenta la 2^ elementare a scuola non sta mai attenta e di conseguenza non riesce a capire le lezioni nonostante i richiami della maestra.. Ma lei chiacchiera incontinuazione si distrae facilmente, ogni giorno mi ritrovo a ripeterle le stesse cose a raccomandarla per il suo comportamento che assume a scuola ma nulla cambia ho provato a dirle che se evitasse tutto questo avrebbe ricevuto un premio ma nulla da fare premetto che anche a casa è così chiacchiera di continuo ma non mi pesa solo che la maestra ogni giorno mi dice sempre le stesse cose non so che fare cosa mi consiglia?

    • Buongiorno,
      premetto che ho pochissimi elementi per darle dei consigli, ma attenendomi solo a quello che lei mi ha scritto, indipendentemente dal fatto che possa pesarle o meno, forse la bambina ha bisogno anche a casa di avere dei limiti, di seguire delle regole, in modo da poter accettare un po’ meglio quelle scolastiche. E’ positivo che una bimba parli molto e i bimbi non vanno mai zittiti quando parlano! Però devono imparare anche che ci sono dei contesti in cui farlo, dei momenti in cui l’altro li può ascoltare e momenti in cui non può e quindi devono imparare anche a dilazionare il bisogno di parlare. Facciamo un esempio: se siamo occupati in un’attività (stiamo facendo dei conti, siamo al telefono, stiamo parlando con qualcuno) e la bambina o il bambino ci parla non dobbiamo NON ascoltarlo ma dobbiamo fermarci un attimo dalle attività che stiamo facendo e dire che quello che ci sta dicendo ci interessa molto , ma siccome in questo momento siamo impegnati a fare altro non possiamo prestare tutta l’attenzione che merita, allora il bambino deve aspettare che la mamma finisca di fare quello che sta facendo e sia “tutta orecchie” per lui/lei. Vedo tante volte bambini che parlano con genitori che non li bloccano ma che allo stesso tempo non li ascoltano perché impegnati in altro, meglio dire “aspetta” piuttosto che far finta di ascoltarli. Provi a collaborare con le maestre mettendo in pratica questi consigli anche a casa. I bimbi hanno bisogno delle regole, dei limiti, dei “no”. Ce li domandano e noi tante volte per non dispiacerli evitiamo di darglieli. Ma se è vero che davanti ad una regola il bambino si mostra insofferente, a lungo termine questa cosa lo aiuterà!!
      Spero di avere colto almeno una parte del problema e di avere risposto anche in parte alla sua domanda.

  13. Complimenti, bell’articolo e belle risposte.
    Lascia molti punti su cui riflettere, soprattutto il discorso del riversare, purtroppo, le nostre “storie” su di loro. Sono la cosa più bella che si possa immaginare

  14. Salve ho letto cn molto interesse il suo articolo , io di figli ne ho tre con la prima ho urlato parecchio soprattutto nell’età dell’adolescenza. , con il secondo no xk era tranquillo e lo è ancora oggi cn 18 anni ma ahimè ora ha cominciato con piercing e dilatatore, e qui qualche urlo è uscito . Servito a nulla . Con la terza che ora ha 8 anni ho urlato , si , lei si bloccava di far quello che stava facendo sl quando io urlavo. Quando ho capito che io stavo impazzendo ho cambiato strategia , le parlavo , le spiegavo se proprio vedevo che nn ne voleva sapere la mettevo in cameretta . Dopo un pò mi chiedeva di uscire e se ne parlava . Con lei ha funzionato ora è una bimba che sa comportarsi molto bn cn tt e basta un no x ubbidire anche se avvolte sgarra…..ma ci sta!!!!! Le sue nn sn assolutamente cazzate anzi il dialogo cn i figli e il rapportarsi è molto importante. Grazie un saluto.

    • Buonasera Maura,
      grazie davvero per la sua testimonianza!
      E’ molto interessante come lei si sia sempre messa in discussione ed abbia cercato le strategie più adatte riconoscendo gli errori commessi e cercando di porvi rimedio, in maniera ottima visti i risultati con la figlia più piccola.
      Grazie ancora
      Un caro saluto
      Dott.ssa Roberta La Barbera

  15. Gentile dottoressa Barbara il mio problema è che ho due bambini che si differiscono di 21 mesi il più grande quasi tre anni e il piccolo di uno….dormono poco e quindi permettono che non riposando bene ormai da tre anni un po sono esaurita :) Comunque il più grande fa la qualsiasi per farmi arrabbiare fa tutto col sorriso e si diverte nel vedermi urlare…ultimamente si permette pure di dirmi” scema”…io cerco di parlargli ma dopo dieci volte che dico no e lui fa comunque la cosa sbagliata io non mi trattengono più :( poi vorrei sapere Xké con il papà basta un occhiata arcigna e subito ubbidisce…. Dove sbaglio :(

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