arti marziali

Come accompagnare tuo figlio ad un corso di autodifesa personale.

Questo mese,  vorrei riallacciarmi all’articolo riportato qualche mese fa, dallo Psicologo e Psicoterapeuta Edoardo Savoldi, dal titolo “Papà! ci sei o ci fai?” http://www.superkidsout.it/papa-ci-sei-o-ci-fai/.

Leggendolo,  ho avuto l’ispirazione per tirare fuori dei vecchi appunti usati durante un corso di formazione per genitori, all’interno di un progetto di prevenzione al fenomeno del bullismo, in collaborazione con un maestro di arti marziali.

( http://blog.assistentisociali.org/2014/01/07/assistente-sociale-e-palestra/)

Oggi i genitori tendono a soffocare molto i figli con il loro atteggiamento iperprotettivo, vi è la tendenza a proteggerli da tutto, ad eliminare anche ostacoli funzionali al loro percorso evolutivo, col risultato di creare futuri adulti insicuri, incapaci di affrontare le frustrazioni, di prendersi le proprie responsabilità, di apprendere dai propri errori, e di affermare i propri bisogni con una “sana dose di aggressività”, incidendo negativamente sull’autostima.

Come giustamente ha riportato lo psicologo, è la società dell’apparire, del fare, anziché dell’essere, quindi si guarda al risultato a cui dovrebbe conformarsi il figlio, invece che alla sua unicità, al suo potenziale.

Durante il progetto ho imparato che prima che negli allievi, è importante un intervento psico-educativo verso i genitori, i quali molte volte accompagnano i figli ad un corso di arti marziali, con false aspettative, rischiando di peggiorare la situazione, soprattutto nel caso in cui il bambino o adolescente sia vittima di bullismo.

In linea con quanto esposto finora, è importante che i genitori mantengano un atteggiamento adeguato, che guidi i loro figli  nell’apprendimento del corso in modo equilibrato:

  • non costringete vostro figlio/a a frequentare un corso di arti marziali, se non è motivato, è giusto che abbia lui l’ultima parola sulla scelta dello sport da praticare;
  • non illudetelo di essere una specie di “super-uomo” o “super- donna” per il semplice motivo che conosca alcune tecniche, in quanto non basta apprenderle una sola volta, ma vanno perfezionate in ore di allenamento. Se l’allievo non ha ancora acquisito perfetta padronanza, è inutile spronarlo oltre le sue forze. Le tecniche seppur efficaci, possono risultare pericolose se usate male, sia per l’allievo che per l’avversario; inoltre nel caso in cui dovesse arrecare un danno ne risponderebbero penalmente i genitori, ed in parte il minore se ha già compiuto 14 anni. Quindi frasi del tipo “impara a difenderti”, “usale, a cosa ti serve impararle”, “picchia duro” sono inappropriate e controproducenti. Cercate di capire invece perché non le mette in pratica e come è avvenuta la dinamica del litigio;
  • evitate di stressare vostro figlio con troppe preoccupazioni; le arti marziali sono prima di tutto uno sport, e come tutte le attività sportive sono un’occasione di svago e di socializzazione con i coetanei. Conoscerle può salvare la vita, ma ancora più importante è che i ragazzi acquisiscano attraverso lo sport adeguate abilità sociali, che condividano i successi e le difficoltà insieme agli altri compagni, anche divertendosi, che sviluppino uno spirito di cooperazione, e non di individualismo (come la realtà circostante insegna molte volte). Questa è la radice da estirpare per combattere il bullismo, imparare le tecniche senza tener conto di questi fattori, è come lasciar guidare una Ferrari ad un bambino di cinque anni.
  • aver sviluppato adeguate competenze emotive e una sana autostima, aiuterà vostro figlio ad essere sempre meno bersaglio dei bulli, e quindi sempre meno costretto al ricorso delle tecniche;
  • non condizionate  vostro figlio/a, con la vostra supervisione. Rispettate il ruolo dell’istruttore di arti marziali, lasciatelo lavorare in autonomia con vostro figlio/a, senza la pretesa di assistere alle lezioni, magari correggendolo in uno spazio e in un tempo che non è il vostro;
  • non siate semplici “autisti dei vostri figli”, o “manager del loro tempo libero”, oggi i bambini sembrano aver incanalato nella loro vita, il ritmo frenetico proprio degli adulti, ciò uccide la creatività che consente di esplorare se stessi e il mondo circostante.

Nel prossimo articolo approfondirò il ruolo dei genitori, nel potenziamento dell’autostima del proprio bambino/a, precisando perché è importante che i genitori puntino ad un sano  sviluppo dell’intelligenza emotiva.

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Lina Daniela

 

 

 

 

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