Tocofobia

CHE COS’E’ LA TOCOFOBIA?

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La TOCOFOBIA, dal greco τόκος (parto) e φόβος (paura), è la paura patologica del parto.

La gravidanza è un’esperienza che sfugge completamente al controllo razionale, è un viaggio verso l’ignoto, caratterizzato da sane e comprensibili ansie. Quando però i timori e le preoccupazioni superano la soglia fisiologica, prendendo il sopravvento sull’intera gravidanza, si parla di tocofobia.

 

La gestazione è un periodo di grandi trasformazioni, in cui la donna, nel corso dei nove mesi, deve:

  • gestire un cambiamento corporeoimportante e in continuo mutamento;
  • gestire i cambiamenti ormonali ed emotivi;
  • gestire i cambiamenti all’interno del rapporto di coppia;
  • ridefinire la propria identità femminile;
  • rivivere il processo di separazione-individuazione dalla propria madre;
  • operare un confronto con i modelli genitoriali;
  • gestire tutte le ansie collegate al figlio che dovrà nascere;
  • gestire le ansie e le preoccupazioni legate al momento del parto;
  • prepararsi all’assunzione di nuovo ruolo: quello materno

 

Dover gestire tutte queste trasformazioni contemporaneamente richiede una grande mobilitazione di energie per la futura mamma, sia in termini fisici, che cognitivi, che emotivi.

Ne consegue un’oscillazione tra due sentimenti ambivalenti: gioia e timore.

Gioia per il bambino che giungerà e timore per le tante e profonde trasformazioni in arrivo.

 

La gravidanza non viene vissuta da tutte le donne nello stesso modo, poiché i comportamenti e le emozioni delle mamme sono strettamente legate al vissuto personale di ciascuna (la gravidanza può arrivare nel momento giusto, troppo presto o troppo tardi, dopo tanti tentativi, può essere desiderata o non programmata, può avvenire senza che si abbia un partner stabile o si potrebbe essere in una situazione di difficoltà economica). Tuttavia, anche nelle situazioni in cui la gravidanza è desiderata e viene rappresentata in termini positivi nella propria mente, possono alternarsi emozioni positive e negative, speranze e delusioni, gioie e ansie.

 

Quando le emozioni negative prendono il sopravvento si possono manifestare  disturbi psicopatologici quali:

  • Il Maternity Blues: è il disturbo emotivo più comune e, allo stesso tempo, più lieve e transitorio. Caratterizzato da irritabilità, tendenza al pianto, labilità dell’umore, disturbi del sonno e tristezza. Ricorre molto spesso nella prima settimana dopo il parto.
  • La depressione post-partum: caratterizzato da tristezza, sentimenti di colpa o di autosvalutazione eccessivi o inappropriati, difficoltà di concentrazione, alterazioni del sonno e dell’appetito, astenia. L’esordio è previsto entro i primi 3 mesi dal parto, o in alcuni casi, durante la gravidanza, intorno al sesto mese.
  • La psicosi puerperale: è un disturbo psichiatrico più grave e raro, caratterizzato da deliri, allucinazioni, brusche oscillazioni dell’umore e disturbi del comportamento. Si manifesta un rifiuto totale del piccolo e la madre, per la maggior parte del giorno, appare triste ed apatica.

 

La TOCOFOBIA è stata riconosciuta per la prima volta nella letteratura medica nel 2000 da Kristina Hofberg e Ian Brockington ed è per questo che, nella stragrande maggioranza dei manuali, non ve ne è traccia: essendo la sua classificazione così attuale, mancano tutti i criteri diagnostici fondamentali per l’identificazione ed un piano terapeutico per fronteggiarla.

La fobia insorge quando il terrore prende il posto della paura fisiologica e si mettono in atto strategie di evitamento importanti e, a volte, definitive.

 

La tocofobia si classifica in due tipologie specifiche:

  • PRIMARIA: in molti casi il terrore del parto è precedente alla gravidanza, ma può insorgere anche durante la gestazione quando associato a sintomi depressivi (la paura di non farcela, la deflessione del tono dell’umore, la possibilità di “non essere in grado” di badare ai bisogni del figlio). Quando il terrore prende il sopravvento viene compromessa la lucidità mentale e, pur desiderando molto l’arrivo di un figlio, si ricorre ad aborti indotti e/o spontanei, con la successiva imposizione nel non avere figli.

 

 

  • SECODARIA: il terrore si presenta a seguito di una precedente esperienza di parto traumatico (manovre ostetriche invasive, un travaglio particolarmente prolungato e difficile, un taglio cesareo di emergenza, inadeguatezza dei membri dello staff). Ne consegue una inevitabile paura nel rivivere le stesse esperienze.

 

Una delle scorciatoie a cui molte mamme ricorrono per evitare i dolori del parto e per non dover gestire le implicazioni psichiche, è il parto cesareo programmato. Il cesareo però, pur  consentendo di tenere sotto controllo molti aspetti del parto, non rappresenta una soluzione valida.

Fissare la data dell’intervento non farà scomparire l’ansia e“anestetizzare” il parto non renderà più facili i nove mesi di gestazione. Inoltre il cesareo, in quanto procedura chirurgica, va attentamente ponderata e non può e non deve rappresentare una strategia di evitamento.

 

L’impossibilità attuale di avere una diagnosi precoce che indichi la Tocofobia come disturbo primario del quadro clinico implica un trattamento frammentario e parziale e rende impossibile un intervento precoce. Risulta di fondamentale importanza il lavoro di prevenzione e di cooperazione. La collaborazione tra medico e psicologo/psicoterapeuta permetterebbe di affrontare la tocofobia con una terapia e impostare così un trattamento in grado di sostenere la mamma durante tutta la gravidanza.

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Dott.ssa Psicologa Nicoletta Remiddi2

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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