Si torna a scuola

5 CONSIGLI PER UN BUON RIENTRO A SCUOLA

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Siamo a inizi Settembre e tra poco tutti i nostri bambini e ragazzi affronteranno l’inserimento o il rientro a scuola. Per alcuni sarà un tornare tra i banchi di scuola con gli stessi compagni e gli stessi insegnanti, per altri sarà l’inizio di questa esperienza, per altri ancora avverrà il passaggio da un ciclo di studi all’altro.

In tutti questi casi, è questo un momento di stress ed ansia non soltanto per i bambini ma anche per i genitori.

 

Come fare allora a vivere questo periodo in maniera serena?

 

Possiamo fornire, intanto, dei consigli generali che siano validi per tutte le situazioni e per tutte le età.

 

  1. REGOLARIZZARE IL CICLO SONNO-VEGLIA

Si sa che durante le vacanze i bambini e i ragazzi vanno a letto e si risvegliano più tardi. È bene, allora, iniziare a farli riabituare ad un ritmo più consono alla loro età e alle loro esigenze almeno una settimana prima che inizi la scuola. Bisognerà iniziare a farli alzare prima la mattina, proponendo loro qualche attività interessante di gioco o svago in modo da incentivarli ad alzarsi dal letto. Alzandosi prima al mattino sarà più semplice regolare anche l’orario per andare a letto la sera. Per far ciò è importante, soprattutto con i bambini piccoli, ricreare dei “rituali della buonanotte” in modo da facilitare il sonno notturno: una favola, un racconto, lavarsi i denti e bere un po’ d’acqua, dare il bacio della buonanotte a mamma e a papà, etc. Inoltre è fondamentale evitare qualunque attività eccitante, quindi banditi i videogiochi, tablet, smartphone e così via.

 

  1. FARE INSIEME GLI ACQUISTI DEL MATERIALE SCOLASTICO

Per ricominciare a parlare della scuola si può utilizzare quale occasione l’acquisto del materiale scolastico. Sarebbe opportuno, infatti, coinvolgere il bambino nell’acquisto di quaderni, portacolori, zaino e quant’altro, cercando di assecondare i loro gusti e i loro desideri (sempre compatibilmente con il budget familiare) per far sì che essi sentano quegli oggetti come propri, come il frutto di una loro scelta. Naturalmente non è detto che i bambini possano e debbano scegliere tutto il loro corredo scolastico per ovvi motivi economici, basterà, però, ad esempio che possano scegliere il loro diario, un quaderno con una copertina di loro gusto, una penna che a loro piace molto.

 

  1. ASCOLTARE LE LORO EMOZIONI

Il ritorno a scuola può creare una situazione di ansia nel bambino, da non sottovalutare. Spesso si commette l’errore di pensare che le emozioni e i sentimenti dei bambini siano poca cosa rispetto a quelli dell’adulto e quando il bambino ce ne parla tendiamo a sminuirne la portata e a chiudere l’argomento. Al contrario, ogni apertura da parte del bambino va incentivata, va valorizzata e va ascoltata. Bisogna però fare attenzione a non divenire ansiogeni, a non trasmettere al bambino la nostra ansia. A seconda, infatti, di come si pongono le domande il bambino si fa un’idea di quello che il genitore vuole sapere da lui o si aspetta da lui, chiedere quindi, ad esempio, “ma ti fa paura tornare a scuola?” dà al bambino l’idea che a scuola possa esserci qualcosa di cui aver paura, quando magari lui non ci aveva pensato affatto. Spesso le domande dei genitori dicono molto relativamente alla loro ansia e i bambini questo lo percepiscono e lo manifestano provando ansia a loro volta. Allora ad esempio per stimolarli a parlare e ad aprirsi con noi si potrebbe chiedere loro “qual è la cosa che ti piace di più della scuola?”, “qual è la cosa che ti piace di meno?”, “cosa ti piacerebbe trovare quest’anno a scuola?”. In questo modo le domande non hanno già una risposta al loro interno e allo stesso tempo pongono al centro dell’attenzione il bambino, i suoi gusti, i suoi desideri.

 

  1. DARE IMPORTANZA ALLE RELAZIONI INTERPERSONALI

Piuttosto che focalizzarci fin da subito sugli obblighi e sugli impegni scolastici “quest’anno ti devi impegnare di più” etc. è bene iniziare a richiamare alla memoria del bambino i suoi compagnetti, le sue insegnanti, ponendo in evidenza soprattutto il versante relazionale della scuola e non quello didattico; ciò per evitare che fin da subito il bambino possa percepire il peso del dovere, dell’obbligo, ma che all’inizio, soprattutto, possa riscoprire il piacere di stare di nuovo con i suoi compagni, di ritrovarli e potersi raccontare come sono andate le vacanze, cosa hanno fatto di bello, di giocare di nuovo insieme.

 

  1. PARLARE LORO ANCHE DEI RISCHI E DEI PERICOLI A SCUOLA

Questo è un argomento molto delicato perché nel trattarlo si può andare incontro al rischio di spaventare i bambini e renderli ansiosi. Però è importante che i bambini e i ragazzi sappiano che purtroppo anche a scuola possono manifestarsi episodi di violenza. Un bambino che è preparato sa difendersi meglio dalla violenza, allora è importante affrontare il tema del bullismo, senza allarmismi, ma insegnando al bambino a saper discriminare tra gli scherzi tra compagni e la violenza fisica e psicologica. Si può far questo anche utilizzando dei racconti con i bambini più piccoli. Diverso è con i bambini che si apprestano ad iniziare le scuole elementari e soprattutto le medie. In quel caso si può parlare più apertamente con i bambini, spiegando cosa sia il bullismo, aiutandoli a riconoscere un bullo e soprattutto a sapere che di tutto si può parlare, che non ci sono cose che non possano essere dette ai genitori e agli insegnanti. È importante anche ascoltare il bambino mentre gioca a casa, spesso infatti i bambini non parlano direttamente di ciò che vivono a scuola, ma lo ripropongono nel gioco, per questo l’ascolto di un bambino durante il gioco spontaneo è molto importante per conoscere i suoi pensieri, i suoi timori e i suoi desideri.

 

I consigli fin qui forniti sono molto generali e vogliono essere uno spunto di riflessione; di certo non possono essere esaustivi, anche perché ogni bambino è differente dall’altro e per ognuno di loro ogni momento di passaggio è vissuto in maniera singolare e particolare e in generale è il genitore colui che può sapere cosa sia meglio per il figlio.

Ci sono tuttavia delle situazioni più problematiche, in cui si scatena una vera e propria sofferenza, mal di pancia, nausea, vomito, mal di testa, mutismo elettivo, difficoltà di attenzione, iperattività,  che possono richiedere, in quel caso, l’aiuto di uno specialista per comprendere meglio quale sia il disagio che il bambino esprime.

Dott.ssa Roberta La Barbera

Psicologa e Psicoterapeuta

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